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venerdì 19 aprile 2013

DIFFONDERE LA FEDE NEI LUOGHI EDUCATIVI: ALCUNE CONDIZIONI CONCRETE FAVOREVOLI

    Concludiamo con questa terza puntata la pubblicazione dello studio condotto da Sr. Paola Arosio ( sisterpaola@hotmail.com ),  suora della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret,  sulla necessità e sulle modalità possibili di diffusione della fede nei luoghi educativi, ringraziando l'Autrice per la puntualità e la chiarezza delle intuizioni.

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1.    Un gruppo “portatore”: si tratta di un tessuto relazionale nel quale  gli studenti possono essere riconosciuti, dove possono occupare un posto attivo e sperimentare in presa diretta come la vita umana possa essere letta, interpretata, vissuta e trasfigurata alla luce del Vangelo in una relazione di prossimità. L’ambiente portatore può essere la comunità educante di una scuola cattolica, il collegio docenti, un gruppo di animazione pastorale all’interno della scuola…La prima condizione da soddisfare è, quindi, la qualità del tessuto relazionale che si instaura all’interno dell’ambiente educativo.

2.    Un ambiente “portatore”: significativi risultano essere anche la distribuzione dei locali, il loro  la loro capacità o meno di raccontarci l'essere, la vita, il mondo. Occorre saper ascoltare il linguaggio dei locali a disposizione di studenti, insegnanti, famiglie, poiché deve essere sintonizzato con le nostre finalità educative e con i loro bisogni: i nostri locali  sono vivi, accompagnano il ritmo della vita? Parlano il linguaggio dell’accoglienza, della disponibilità, del silenzio, del raccoglimento, dello studio, dello sport, della bellezza? Offrono opportunità per riflettere, contengono provocazioni anche di tipo evangelico? Comunicano senso di appartenenza?

3.    Attività “portatrici”: possono essere di vario tipo. In genere, si classificano attorno alle quattro dimensioni fondamentali della comunità cristiana: attività della Parola: insegnamento, informazione, ricerca, riflessione, dibattito…; attività celebrativa: liturgia, riti, espressioni simboliche…; attività di incontri fraterni: feste, uscite, divertimenti, convivenze…; attività di servizio: iniziative di solidarietà, partecipazioni a campagne di sensibilizzazione, esperienze di volontariato…. L’importante è che le attività, programmate su loro iniziativa o proposte ai giovani e alle loro famiglie, siano desiderabili, sveglino la vita, facciano riflettere, offrano dei percorsi alla libera appropriazione del senso evangelico. Occorrerà particolarmente vigilare affinché tutte queste attività lascino spazio a momenti di riflessione su ciò che è stato vissuto: data la complessità delle esperienze che coinvolgono oggi le giovani generazioni, a causa dei cambiamenti sociali e culturali in atto, è indispensabile oggi poter offrire luoghi e situazioni adatte ad un esercizio di riflessione sulla propria vita, sulla propria esperienza, fondamentale sia sul piano della costruzione della soggettività e delle convinzioni personali, sia sul piano del risveglio e della maturazione della fede cristiana.

    In questa nostra conversazione abbiamo cercato di rispondere non solo alla domanda “perché la scuola cattolica ha il diritto di proporre la fede e i giovani hanno il diritto di ascoltarla?”, ma anche abbiamo cercato di delineare qualche tratto del “come proporre la fede oggi agli studenti e alle loro famiglie”. Abbiamo visto, infatti, che essere cristiani, riconoscere esplicitamente la grazia donata in Gesù Cristo, è una grazia supplementare, ma non è condizione indispensabile per godere della salvezza gratuita donata in Gesù Cristo.


È in questa logica di grazia supplementare, non necessaria ma estremamente rivelatrice dell’amore di Dio, che la proposta della fede cristiana può essere ascoltata in un ambito multi-religioso e pieno di convinzioni multiple come quello odierno. Questa prospettiva consente di riconoscere che Dio genera e salva in ogni luogo in cui, come abbiamo visto, prospera la carità. Pertanto, in questo modo, la fede cristiana appare radicalmente relativizzata. Relativizzare così la fede cristiana, significa non cadere nel relativismo in cui tutto si equivale, ma piuttosto collocarla nel posto giusto – che non vuol dire l’intero spazio – dove può essere ascoltata, con una pertinenza ed un gusto rinnovati, proprio in quanto rivelazione in Gesù Cristo della grazia di Dio che, per natura, è eccessiva. Così collocata, priva di qualsivoglia volontà di potenza o idea di totalità, la fede cristiana non pesa, non costringe, non si impone ma si propone in uno spazio di libera e reciproca ospitalità che Dio stesso ha aperto: “Ecco, io sto alla (Ap.3,20). La Buona Novella invita a riconoscere, con piena intelligenza e libertà, per nostra immensa gioia, un Dio che ama incondizionatamente, che genera e che salva.
porta e busso. Se uno, udendo la mia voce, mi aprirà la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”


Riferimenti bibliografici essenziali:
Armando Matteo, Nel nome del Dio sconosciuto, Ed. Messaggero Padova, 2011
André Fossion, Il Dio desiderabile, proposta della fede e iniziazione cristiana, EDB, 2011
Roberto Mancini, L’umanità promessa. Vivere il cristianesimo nell’età della globalizzazione, Qiqajon, 2010
Enzo Biemmi, Il secondo annuncio. La grazia di ricominciare, EDB, 2011

Educare insieme nella scuola cattolica, missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici, Documento della Congregazione per l’educazione cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi)

Educare: un’espressione dell’amore, Linee educative secondo il carisma dell'Istituto delle Suore della Carità di santa Giovanna Antida Thouret

1 commento:

Anonimo ha detto...

Oggi è diventato difficile diffondere la fede nei luoghi educativi. Perchè?. Forse perchè ne abbiamo poca anche noi...